ZOOM E OTTICHE FISSE

24 Mar

Fantastico continuare a credere che un titolo del genere possa costituire motivo di discussione, almeno ai giorni nostri.

Non ci piove sul fatto che – diversamente da non molti decenni fa – gli zoom attuali, grazie anche all’esclusiva progettazione ottimizzata per le moderne fotocamere digitali ed all’avvento della stabilizzazione, sono diventati più che competitivi. Potremmo definirli, senza tema di esagerare, autentiche macchine da guerra fotografiche. Belli, potenti, versatili, ottimamente rifiniti, precisi.

Partita persa dunque?

A mio parere no e vado – novello Don Chisciotte – a tentare di spezzare una lancia a favore di un settore che oggi è diventata una riserva indiana: quello delle focali fisse.

Comincio a dire che – a pensarci bene – l’unico vero vantaggio dello zoom sta nel fatto che, analogamente alla funzione svolta dall’ascensore rispetto alle scale, evita al fotografo di dover usare i piedi. Si può stare fermi, ancorati in un posto e allungare o allargare il campo senza fatica. Il soggetto può essere inserito in un contesto oppure isolato (avvicinandolo) con un semplice movimento della ghiera che regola la lunghezza focale dello zoom.

Che cosa c’è di più comodo nella vita? Forse solo il telecomando della tivù.

Ogni medaglia ha il suo rovescio e, nella circostanza, io lo ravviso nella pigrizia che incombe sulle nuove generazioni di fotoamatori e si traduce sovente in “zummate” prese a casaccio. La pigrizia peraltro fa ingrassare, non solo in senso fisico ma anche mentale. Produce assuefazione ad un molle incedere della visione creativa, stimola comportamenti in linea col piano inclinato della comodità che indulge alla sonnolenza.

Io amo far le scale a piedi, anche quando i piani sono molti e questa attitudine mi condiziona non poco e, qui,  la invoco a giustificazione.

La focale fissa obbliga necessariamente a ricercare il punto di ripresa più efficace. Non è il soggetto che si allontana o si avvicina regolando un anello dell’obiettivo, ma siamo noi a doverci muovere verso di lui o allontanarci da lui quel tanto che basta perché la composizione dell’immagine risulti di gradimento.

Stimola quindi la ricerca del taglio migliore, carica di adrenalina il fotografo che “avverte” il senso della caccia e lo allena a essere “dentro” la scena e non “fuori” da essa. Suggestioni? Probabile, ma occorre provare per credere.

Peraltro la focale fissa ha l’innegabile vantaggio (in genere) di una luminosità relativa più generosa rispetto agli zoom e almeno questo, tecnicamente parlando, non si discute. Gli zoom di fascia alta hanno una luminosità massima pari a f:2,8, mentre le ottiche fisse di qualità si attestano su luminosità quali f:1,4 , f: 1,8 e, talune più lunghe (penso al Nikon 105mm o 135mm AF-DC, f:2 ).

Si dirà che la stabilizzazione compensa ampiamente questo divario. Per certi versi sì, ma è pagata dal peso, dalla complessità dei gruppi ottici e del numero di lenti impiegato, e da una tangibile differenza difficile a spiegarsi se non si toccano con mano i risultati delle riprese.

Con questo non voglio dire che non io non usi gli zoom o che li detesti. Tutt’altro: li uso, eccome, così come non disdegno l’ascensore quando ho fretta e voglio evitarmi la fatica di far le scale con dei pesi in mano. Ma proprio perché li uso, ogni qualvolta torno alle ottiche fisse per un qualche motivo, mi rendo conto di come quest’ultime siano realmente gratificanti e appaganti sotto tutti i punti di vista. E’ un po’ come tornare ad indossare quel vecchio maglione -comodo,caldo ed avvolgente – dal quale non ci si è mai voluti disfare. Ci si sente a proprio agio e perfino rasserenati.

La qualità fotografica, dal fine dettaglio al contributo dello sfocato (bokeh), restituita da una focale fissa ha un non so che di magico. Evito di addentrarmi nel campo delle ottiche macro (decisamente appannaggio delle ottiche fisse) perché non è bello vincere facile. Vorrei limitarmi alla differenza di risultati prodotti da un 35mm o un 50mm f:1,4 che già a f:2,8 (laddove gli zoom cominciano ad avviarsi) generano fotografie eccellenti. E come non citare il mitico 85mm f:1,4, re dei ritratti, tutt’ora insuperato per la splendida resa del modellato, quasi coroplastico, con un bokeh che lascia senza fiato?

Certo che se si guardano i cataloghi delle case produttrici, l’elenco degli zoom oramai sovrasta numericamente quello delle focali fisse. Ma le case produttrici inseguono le tendenze e le assecondano. La Zeiss (ma anche la Leica M), per citare una casa leader nel campo dell’ottica di qualità, ha mantenuto rigorosamente un catalogo di ottiche fisse per il 35mm (peraltro non AF) che sono di altissima levatura e per palati fini. Obiettivi che hanno un loro peso in tutti i sensi.

Il mio suggerimento è quindi quello di possedere almeno un’ottica a focale fissa, luminosa e di qualità, nel proprio corredo. E provare ad uscire, ogni tanto, solo con essa, lasciando a casa lo zoom e le capienti borse per ospitarlo. Viaggiare leggeri, camminando a lungo con, al collo, la fotocamera su cui è montato un piccolo, discreto e quasi “anonimo” 50mm. Tornare – per qualche ora – ai tempi dei pionieri, sapendo che ogni scatto dovrà essere frutto di attenta e paziente ricerca mentale e – soprattutto –  restituirsi il piacere di scattare una fotografia  prefigurata e pregustata con la pignola attenzione di chi sa di non disporre di altri mezzi se non quello soltanto (Rolleiflex docet).

Non so se ho convinto qualcuno, ma mi sono comunque speso per ricordare a quanti considerano la passione fotografica anche un modo per coltivare una propria vena artistica che l’obiettivo fisso può essere anche sinonimo di bello e di efficace.

 

http://www.bensaver.it

Nk-50mm-1_4

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