Solvitur ambulando

14 Apr

Confesso il mio sviscerato amore per le citazioni, specialmente quelle latine.

Vi ravviso quella saggezza che, sovente, appare perduta in un mondo che ha fatto del “tutto subito” il suo unico motto.

Solvitur ambulando, i problemi si risolvono camminando. Un ammonimento a considerare il camminare un efficace strumento di riflessione, ma anche di ricerca interiore. Non è il caso di risalire ai filosofi peripatetici dell’antica Grecia, o al cinico Diogene o perfino a S. Agostino che qualcuno sostiene essere stato il primo a proferire questa massima. Camminare non è una panacea dai mali che ci affliggono, è un modo salutare per tenersi in forma, osservare, riflettere, conversare, conoscere.

I pellegrinaggi ( etimologicamente dal latino “per ager” inteso proprio come andar per agro, campo, paese) nascono come valorizzazione del cammino verso un luogo di espiazione o comunque di salvezza interiore. Il Camino de Santiago de Compostela è forse il più famoso di questi faticosi pellegrinaggi e, nei secoli, è stato percorso da migliaia e migliaia di persone.

Fotograficamente parlando tenderei, in prima battuta, a ravvisarlo come un invito a muoversi e schiodarsi dal posto da cui per pigrizia (soprattutto mentale) ci si sofferma. Troppo spesso si vedono fotografi scendere dai pullman, dalle auto, dai piroscafi e – senza neanche quasi finire di appoggiare i piedi a terra – immediatamente inquadrare e scattare.

Pochissimi si prendono il tempo di osservare quanto sta loro dinanzi e poi fare qualche passo per cercare una posizione migliore e, se non sono soddisfatti, procedere ancora per cercarne un’altra.

La passione per la fotografia non può prescindere dalla passione per la ricerca.  E la ricerca presuppone un cammino –  quanto lungo a nessuno è dato sapere – che spesso non si esaurisce in tutta una vita.

La bella stagione, dal primo raggio di sole che scalda la primavera, è un invito a uscire e camminare con la fotocamera al collo per cercare spunti o per raggiungerli se li si è preventivamente pianificati.

Le fioriture primaverili sono una gioia per gli occhi ma anche per l’animo. Impossibile non restarne soggiogati e non desiderare di raffigurarle. Non è comunque un esercizio facile, tecnicamente parlando s’intende, perché l’esplosione di luce e colori ha notevoli probabilità di risultare alquanto diverso in fotografia rispetto a quello che si è colto con lo sguardo.

Diversamente dal nostro cervello, che è una meravigliosa macchina in grado di concentrarsi su un particolare all’interno di un contesto molto ampio, la macchina fotografica è un registratore spietato. Porta dentro tutto quello che inquadra e lo fa con una brutale indifferenza tra ciò che ci piace e ciò che non ci piace, tra quello che i nostri occhi hanno colto come interessante e quello che il nostro cervello ha momentaneamente escluso perché, non apparendoci interessante, lo abbiamo letteralmente cancellato dalla nostra vista.

Quella magnifica viola su cui il sole accendeva i colori della primavera rivista in fotografia appare sovraesposta, con le parti illuminate praticamente illeggibili, su uno sfondo disordinato che disturba di cui non ci eravamo neppure accorti. I mazzolini di primule risultano macchie confuse sul verde troppo chiaro. Oppure quel bocciolo così grazioso che , agitato da un refolo di vento al momento dello scatto, appare mosso se non addirittura sfocato.

Potrei continuare a lungo, ma mi fermo qui.

Camminare è il modo migliore per trovare il soggetto giusto. Quello in cui la luce cade in modo ottimale, lo sfondo risulta idoneo, l’angolo riparato meno soggetto a folate d’aria. Camminare ci insegna a osservare le sfumature e le piccole diversità tra angoli dello stesso cespuglio, piccole differenze di angolazione e illuminazione che fanno la differenza tra una bella foto ed una, invece, “buttata là”.

Il fotografo paesaggista e naturalista ama muoversi. Ama cercare scorci e vedute particolari, lo fa ostinatamente e con costanza, ben attento all’orientamento dei raggi solari, ricercando il momento giusto della giornata, ripercorrendo più volte lo stesso sentiero, pronto a riprogrammare l’uscita se le condizioni di ripresa non appaiono perfette. Si muove indifferente al peso che lo grava, giacché il cavalletto e alcuni accessori sono sovente indispensabili per riuscire nell’impresa.

Solvitur ambulando, quindi. Magari in compagnia di qualcuno con cui si condivide la stessa passione, ma anche da soli se necessario, prendendosi tutto il tempo che ci vuole.

Credo che bisognerebbe essere contenti se si riuscisse a portare a casa una sola immagine ben fatta. Non è facile riuscire ad ottenere molti scatti di ottima fattura in una sola uscita. Anzi è piuttosto raro e, forse, non sarebbe neppure giusto.

La bella fotografia è un dono prezioso, un risultato che ci appaga proprio perché è frutto di fatica e impegno. Non può essere realizzata a cottimo.

Quando dal ritorno da un viaggio o un’escursione e riguardo le immagini scattate, mi accorgo che pochissime superano la prova di una seria e severa autocritica. Trovo giusto che sia così. Perché ogni attività umana è fatta di alti e bassi, di successi e insuccessi e neppure i grandi geni sono riusciti subito nelle loro mirabolanti imprese. Quando vediamo le immagini dei grandi fotografi, le più famose, dobbiamo sempre pensare che per ogni foto di altissimo livello ce ne sono perlomeno dieci o venti o anche più che sono rimaste nel cassetto perché non all’altezza. Lo stesso avviene in moltissime attività artistiche. Solo ciò che viene prodotto industrialmente deve poggiarsi su uno standard costante. Risulta difficile pensare – ad esempio –  ad una casa automobilistica che mette in circolazione solo dieci vetture perfettamente funzionanti ed altre novanta con difetti di ogni genere.

Non è un fatto consolatorio ma certamente aiuta a comprendere che i risultati passano da un percorso di sperimentazione, ricerca, attenzione, passione e diligente dedizione. Comunque la si guardi, un cammino.

violawww.bensaver.it

© diritti riservati – vietata la pubblicazione non autorizzata (SB)

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: